E’ mai possibile che ogni volta che piove un po’ più del solito deve scattare l’emergenza e dobbiamo avere paura per la nostra casa e per la nostra vita? E’ mai possibile che nel terzo millennio, con tutta la tecnologia di cui disponiamo, dobbiamo ancora temere la forza della natura ed essere in balìa degli eventi? Perché malgrado tutte le conoscenze in nostro possesso, continuiamo a costruire edifici in zone esondabili?

Dopo la foto in apertura ecco un'altra ricostruzione al computer del futuro palazzo dell'edilizia, in fase di costruzione a breve distanza dal Bormida

Sono alcune delle domande che si pongono i cittadini di Alessandria, Tortona, Novi Ligure, Casale Monferrato e di tutte le altre città della provincia dopo lo scampato pericolo di queste tre giornate “di passione” in cui l’allerta maltempo ha catalizzato le attenzioni di tutta la Penisola.

Tre giorni in cui abbiamo scoperto quanto sia importante, in casi come questo, la rete Internet. A volte anche di più dei notiziari in TV. La gente, infatti, si è attaccata al computer alla ricerca di notizie presso i siti istituzionali dell’Arpa, della Protezione civile, della Provincia e dei comuni, ma anche per notizie dai quotidiani on line, alla ricerca spasmodica di informazioni, per capire quello che stava succedendo. E ne abbiamo avuto la prova anche noi che abbiamo triplicato visite e contatti in questo week end.

Un dato che mette in evidenza i timori della popolazione. Paura per quello che  potrebbe succedere, soprattutto da parte di chi, questa tragedia, l’ha già vissuta 17 anni fa ad Alessandria nell’alluvione del 1994, oppure oltre 35 anni fa a Tortona quando esondò il torrente Ossona. Senza andare così indietro nel tempo, però, basta fermarsi ad una decina di anni fa, sempre ad Alessandria oppure anche semplicemente a qualche anno fa nel Tortonese, nel casalese, nell’ovadese e nell’acquese e nel novese. Tutte le zone della provincia hanno avuto tragedie legate all’esondazione di fiumi e torrenti.

Alluvioni grandi o piccole, danni ed esondazioni che si ripetono ogni qualvolta piove un po’ più del solito.

In giorni come quelli che abbiamo appena vissuto scatta l’allarme e si fanno buoni propositi: tutti a dire che la situazione non può andare avanti così, poi, cessato l’allarme cessano anche le attenzioni e ci dimentica di tutto e in nome degli oneri di urbanizzazione, cioè il denaro che entra nelle casse di un Comune quando si autorizza una costruzione si concedono nulla osta a destra e manca, anche in aree vicino ai fiumi. In fondo basta la dichiarazione di qualche esperto perché il Comune sia legalmente a posto e possa autorizzare la costruzione di qualsiasi cosa pur di incassare denaro, favorire l’occupazione e tanto altro.

UN CASO EMBLEMATICO: IL CENTRO COMMERCIALE PANORAMA

Emblema di tutto questo discorso è il Centro Commerciale “Panorama” di Alessandria: allagato dall’esondazione del Bormida sabato mattina con ingenti danni e un notevole dispiegamento di forze per riportare la situazione alla normalità. Possiamo solo ringraziare che non vi siano stati morti. Stessa situazione per il quartiere “Alessandria 2000”. E’ mai possibile che nessuno si sia accorto che quella è, almeno potenzialmente, una zona esondabile? E il palazzo dell’edilizia, vanto della città di Alessandria: non rischia anche lui di essere in zona esondabile?

Parliamo di Alessandria, ma anche Tortona non è esente da colpe: a fianco del torrente Scrivia è stata autorizzata la costruzione di nuovi edifici industriali e il discorso può essere esteso anche a molte altre città della provincia.

PULIAMO I FIUMI

Settembre 2010 - Tronchi sul torrente Scrivia, ad oggi nessuno li ha ancora rimossi. E sono aumentati

Nell’immaginario collettivo la gente è convinta che non si puliscano i fiumi per colpa degli ambientalisti che non vogliono. Non è così: gli ambientalisti si sono sempre opposti al taglio degli alberi LUNGO LE SPONDE dei fiumi non nel letto. Anzi semmai, hanno sempre auspicato una pulizia degli alberi dal letto dei fiumi per questi rallentano il deflusso delle acque provocando delle dighe. Mantenere gli alberi sponde, invece è determinante perché gli alberi contribuiscono ad irrobustire gli argini ed inoltre rappresentano anche una barriera in caso di esondazione.

Purtroppo gli agricoltori la pensano diversamente. Il risultato è che abbiamo dei fiumi senza più sponde, sostituite da prismate di cemento ed abbiamo i letti pieni di alberi che non vengono puliti. Quando il tempo ritornerà clemente invitiamo tutti i cittadini a dare un’occhiata a quanti alberi e detriti si fermano vicino ai piloni dei ponti e quanti alberi ed arbusti crescono dentro il letto dei fiumi e non vengono rimossi.

La foto che pubblichiamo è stata scattata nel mese di settembre 2010: la situazione era già allarmante allora e adesso è ulteriormente peggiorata ma in 14 mesi nessuno ha provveduto ad effettuare una pulizia: né la provincia, né il Comune, o le associazioni di volontariato. Tutti si nascondono dietro la “scusa” che quella è area di competenza dell’Autorità di Bacino e non possono intervenire.

E l’Autorità di Bacino? Cosa fa? Perché non provvede alla pulizia dei fiumi? Se non ci sono soldi devono essere chiesti perché la pulizia dei fiumi deve essere prioritaria.

Insomma è tutto il sistema che non funziona dal primo all’ultimo anello della catena. No anzi, l’ultimo anello, quello dei volontari, dei Vigili del Fuoco e della Protezione civile, grazie al cielo, funziona. Peccato che tutte queste persone che lavorano nella pioggia, nel fango, il sabato e la domenica, di giorno e di notte, sono pagati solo 1.200 euro al mese, mentre per chi decide l’uso indiscriminato del territorio queste somme sono bruscolini. E’ giustizia questa?

Angelo Bottiroli

7 novembre 2011