Fabrice Pascal Quagliotti è nato a Parigi e dal 1977 è membro dei Rockets, band capostipite dello space rock che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo con l’album “Plasteroid” e “Galaxy”. A 13 anni comincia a studiare organo classico presso il prestigioso Conservatorio parigino e in seguito prende lezioni di pianoforte dal maestro russo Yuri Postar. Oggi Fabrice è conosciuto quale uno dei più grandi intenditori di synth – partito con un Minimoog Model D, ha ben presto aggiunto alla sua collezione un Hammond L122, un Fender Rhodes, un ARP Odyssey, un Moog modular, un Yamaha CS-80 e praticamente ogni altro sintetizzatore mai prodotto. Il nuovo, attuale, progetto solista si affianca ai costanti tour con il sopraddetto leggendario gruppo musicale. 

Noi di Oggi Cronaca abbiamo avuto il piacere di intervistare Fabrice Pascal Quagliotti, per la nostra rubrica Oggi Musica, in occasione proprio dell’atteso primo disco solista del leader e tastierista dei Rockets – “PARALLEL WORLDS”, Intermezzo / The Orchard, uscito venerdì 23 ottobre e disponibile in digitale e nelle versioni in edizioni limitata e da collezione in doppio vinile trasparente, doppio vinile nero e CD book di 32 pagine .Ed appunto in questo disco imperdibile, Fabrice esprime tutta la sua attitudine compositiva e la sensibilità musicale che lo contraddistinguono, creando una colonna sonora del 21° secolo in grado di condurre l’ascoltatore in un viaggio unico e ricco, attraverso un universo di suoni ricercati e d’avanguardia.


Le esplorazioni musicali elettroniche hanno portato Fabrice in vari mondi paralleli, da quelli spaziali con riferimenti a figure come David Bowie e Tovarisch Gagarin, a quelli interiori della mente, del misticismo, della magia e al misterioso universo dell’amore. L’album vede la collaborazione in due brani,“Friends” e “Strange Loop”,dell’amico e collegacompositore e musicista francese Frederick Rousseau che ha lavorato con Vangelis e con Jean-Michel Jarre e che ha preso parte a celebri colonne sonore come Blade Runner” del regista Ridley Scott ed “Alexander” di Oliver Stone. In “Walk Away” Quagliotti ha invece collaborato con il dj milanese Axel Cooper. A seguire la tracklist completa (e poi subito l’intervista al parigino):Alchemy, So Long Major Tom, Princess, Friends, Renaissance, Song of the Earth, Hubble Space Telescope, Japanese Tattoo, Mezcal, Tovarisch Gagarin, Strange Loop, Harem, El Fuego e Walk Away. Ha studiato e sta studiando i prossimi outfit di Fabrice la fashion designer Cinzia Diddi di Prato.

Come nasce il titolo “Parallel Worlds” e questi mondi paralleli a cosa fanno riferimento nello specifico, cioè sono altresì metaforicamente tuoi mondi interiori? Premetto che questo disco mi emoziona tantissimo, rappresenta l’inizio di una nuova ed inedita avventura …Il titolo è l’unica cosa che ho fatto fatica a “partorire”, anche perché qui sono partito da un tema che ho sviluppato in 14 tracce. Riflettendoci bene (sul titolo) comunque, visto che una collaborazione a cui tengo in modo particolare è quella con il mio miglior amico d’infanzia Frederick Rousseau – con il quale ci siamo ritrovati per caso dopo esserci persi di vista all’età di 5 anni e che stupefacentemente fa il mio stesso lavoro, ho ritenuto che questo fosse un PARALLEL WORDL e che dovesse divenire quindi il più appropriato titolo dell’album. Ho avuto spesso numerose occasioni nella mia vita di riscontrare coincidenze che mi hanno fatto incontrare persone che non avrei mai creduto possibile, persone con le quali mi sono ritrovato pure accomunato da particolari identici e che sono dunque MONDI PARALLELI come, ad esempio, l’aver conosciuto 4 o 5 anni fa – presentati da un mio amico – quello che è diventato il mio avvocato. Con lui infatti siamo nati lo stesso giorno, lo stesso mese, lo stesso anno e alla medesima ora. Ecco pertanto, lasciamelo dire, che trovo il titolo “Parallel Worlds” bellissimo, molto misterioso e che porta a riflettere su altrettante cose.

Mondi paralleli sicuramente è un titolo estremamente evocativo che lascia le briglie sciolte alla fantasia e all’immaginazione, e che fa pensare al destino: tu nel Destino ci credi? Assolutamente (sì)! Avevo pensato, fra l’altro, anche a tale titolo ma “Destino” sarebbe stato troppo ovvio e così non l’ho scelto …tuttavia a proposito di fato basta davvero una frazione di secondo e ci si ritrova la vita cambiata completamente – a me è capitato di non avere un incidente proprio per un istante.

Questi attimi che stravolgono l’esistenza fanno venire in mente pure la questione della Teodicea: c’è qualche riferimento a Leibniz, al migliore fra tutti i mondi possibili per cui dalla perfezione suprema di Dio deriverebbe che – creando l’Universo – ha optato appunto per il miglior piano possibile nel quale la più grande varietà è congiunta con il massimo ordine? L’esistenza dipende tutta da quale (sua) porta, da quale (suo) cassetto si apre ovvero se quello giusto oppure quello sbagliato. La vita, secondo me, è una questione di scelte.

Sempre a proposito di secondi dei quali è intessuta la vita, c’è un attimo che pensi ti abbia cambiato l’esistenza in maniera incontrovertibile, un punto di non ritorno? Certo! Rifacendomi alla mia carriera musicale, visto che stiamo parlando di musica, avevo 19 anni appena quando – finito un tour di 3 o 4 mesi – stavo cercando un gruppo che non fosse una cover band (perché non mi soddisfano molto)… È stata una casualità che non sia andato per la stagione invernale al sole dei Caraibi, per il Club Méditerranée, pagato bene e con un sacco di ragazze. È stata ovvero una fortuna che non me la fossi sentita di partire e abbia invece voluto provare a prendere la strada dei Rockets, allora a me sconosciuti. Non mi interessavano le garanzie, soltanto mi sentivo di tentare di entrare nel gruppo visto che mi era stata data questa possibilità… e così, alla fine, coi Rockets mi sono divertito ancora di più di quello che avrei potuto con le ragazzine se non avessi colto il mio punto di non ritorno. 

A riguardo di scelte tu, nella vita quotidiana, pensi di essere più cuore o ragione?. Io non ragiono per nulla, sono un Acquario e quindi decido in base ai miei sentimenti e al mio cuore – benché non senza sbagliare. È il mio essere, io a stare immobile a ragionare su una cosa sentimentale non ci ravviso alcun senso. L’ho pagata cara questa mia caratteristica, però ormai non cambio più. Sono un sognatore e mi piace fantasticare ad occhi aperti – ché fa bene ciò. Di rimorsi possiamo averne di continuo, ma non servono a niente. Potendo tornare indietro avrei l’opportunità di modificare qualcosa, raziocinando, eppure <<C’est la vie>> e pazienza.

Continuando a chiacchierare di cuore, il tuo brano “Princess” è dedicato alla donna che è adesso tua moglie… Sì; ho iniziato a comporre la prima parte della melodia di “Princess” 14 anni fa quando mi ero appena messo con Paola. Uscivo da un rapporto e l’ho incontrata – ho cominciato in quell’epoca a lavorare al brano, che presto ho interrotto in quanto non era assolutamente compatibile con i Rockets. L’ho, comunque, lasciato nel famoso cassetto per riprenderlo in mano per l’album “Parallel Wordls”. È questo il primo pezzo a cui mi sono dedicato e lo adoro, lo ritengo uno dei miei capolavori poiché è minimalista. C’è una traccia di pianoforte a coda e 5 o 6 tracce di violini e violoncelli, e basta. Ovvio che il bello resta, nonostante tutto, soggettivo… diversi fan, ad ogni modo, si sono già complimentati per la coinvolgente melodia in grado di far piangere, ascoltandola. C’è inoltre un altro brano che trovo bellissimo, “Japanese Tattoo”. 

Orbene, parlando di guerrieri Samurai, hai affermato che una delle maniere per onorarne il ricordo è attraverso i tatuaggi: qual è la tua idea sul loro “abuso”? Io non me ho molti, ne ho 3 e ogni tatuaggio ha un significato ben preciso. Amo i tattoo e a breve ne farò per l’appunto uno giapponese, di quelli che ho messo in copertina. Quanto, al contrario, non amo sono i tatuaggi dozzinali di chi se li fa fare solo perché è di moda. Ho praticato arti marziali per trent’anni, adoro il Giappone e tutto ciò che vi gravita intorno, e ricordo sempre come c’era un ragazzo che aveva sull’avambraccio un tattoo con una scritta giapponese. Il maestro originario del Paese gli chiese cosa significasse e questi rispose una cosa per un’altra, non corrispondeva minimamente a quanto credeva. Ecco, è fondamentale scrivere nella propria lingua perché non di rado, sennò, si viene presi in giro. I caratteri giapponesi sono tuttavia stupendi, stupendo è tutto quello che hanno realizzato in tale Nazione dato che ogni cosa lì ha dietro una storia, motivo per cui ho dato vita a “Japanese Tattoo” proprio immaginando un film.

Di questa cultura, giapponese, che cosa ti affascina soprattutto? Che non c’è niente (lasciato) a caso, c’è tutto un mondo dietro a tale cultura che è magnetico, seducente. I giapponesi nutrono un enorme rispetto per l’altro, vi è sentimento profondo nel loro operare! Noi esseri umani siamo costituiti di antitesi, di parti opposte, come lo yin e lo yang per cui io stesso sono un sognatore che segue unicamente il cuore e non di meno ammiro la disciplina del popolo giapponese, ed in ispècie la considerazione che in Giappone hanno del prossimo. 

Sei dell’avviso che l’Arte, a prescindere dalle emozioni che suscita in ciascuna persona, possa avere una sola possibile interpretazione oggettiva oppure no? La multi interpretazione è generalizzata, ovunque, esclusa la scrittura. Io personalmente sono un Ignorante con la -i maiuscola nel campo della pittura, che però mi piace tanto. Di sicuro, nonostante questo, quando vedo un quadro posso immaginare ed interpretare il rappresentato seppure, magari, sarà completamente diverso da quella che era l’intenzione dell’autore e da ciò che voleva rappresentare. Nella musica – che è emozione – è uguale ossia quando tu ascolti un brano, sei libera di pensare a qualcosa del tutto differente da quanto avevo pensato io. Il bello dell’arte è che permette di viaggiare a palpebre abbassate senza muoversi dalla propria poltrona.

E la tua arte, per te, cos’è? È forse terapia del quotidiano come sostengono alcuni, per cui il suo principale valore è di essere curativa? Be’, io non posso immaginare neanche una singola giornata della mia vita senza la musica! C’è infatti qualcosa di importante appunto sul discorso Musica che vorrei portare all’attenzione, se me lo permetti  – e che si nota molto nei periodi brutti e bui della nostra esistenza (come nel periodo del lockdown) – e cioè come si pensa a tutto, ma alla parte musicale ed artistica in generale mai nemmeno fosse “l’ultima ruota del carro” …Eppure si immagini proprio un solo dì senza musica, via dalla pubblicità e dai film, dal telegiornale: una tristezza pazzesca perciò direi che la musica, con tutti coloro che vi lavorano, dal musicista ai tecnici etc., andrebbero rispettati e non considerati all’ultimo posto. Io mi incazzo come una iena ogni volta che mi si chiede che lavoro faccio e, allorché rispondo <<musicista>>, alcuni controbattono di dir loro che lavoro svolgo veramente e non per hobby. Quando uno mi dice che lavora in banca, non è che io replico che quello è un passatempo. Per fare musica, alla medesima stregua, c’è gente che studia (magari io meno…) ore ed ore e che spende soldi per imparare, per seguire corsi e che poi viga tale mentalità nei confronti degli artisti è vergognoso. Questo è un problema europeo, pur se in Inghilterra – dove ho vissuto un anno – e in Germania non sia così ma abbiano un gran rispetto per la musica e i musicisti; in Italia e in Francia, invece, è uno schifo. Ciò è dovuto all’ignoranza, e il combattimento peggiore (in cui si perde in partenza) è proprio con gli ignoranti. Vabbè, non aggiungo altro che se continuo potrei essere cattivo, lasciamo perdere.

Hai spiegato che la traccia n. 10 del disco “Parallel Worlds”, essendo tu un amante di tutto quanto ha a che fare con lo Spazio e con gli UFO, ti è parecchio cara – come ti sta a cuore anche l’attenzione verso il nostro bel Pianeta. Circa la tematica ambientalista e la sostenibilità, che sembrano tanto di moda però in maniera superficiale e non realmente partecipata, indi qual è il tuo punto di vista? Nel 2019 è uscito l’ultimo album dei Rockets intitolato “WONDERLAND” in cui ci siamo focalizzati su codesto argomento. Wonderland, nell’immaginario comune, è un posto meraviglioso ma che non esiste. Al contrario io ripeto sovente che invece Wonderland esiste e si chiama Terra – benché in troppi non se ne rendano conto e la si stia distruggendo. Detto questo, non sono un ecologista perché non mi piacciono gli estremi e non amo Greta Thunberg giacché è un personaggio costruito a tavolino per un mucchio di quattrini e il suo messaggio fu portato avanti già da ragazzine vent’anni fa. Malgrado ciò, sensibilizzare le persone rimane importante e va sempre bene… I bambini di oggi saranno gli adulti di domani, e spero che loro condurranno una forte presa di posizione, animati da una pari forte presa di coscienza, per far sì che si riesca a cambiare qualcosa. Ora siamo messi davvero male. I ragazzi hanno tanta sensibilità, ne sono convinto, assai più di quanto si possa pensare.

Il cambiamento come può essere concretamente innescato? Ché c’è chi sostiene, per esempio, che si diventa gli adulti che i genitori portano ad essere e che i bambini siano cioè delle sorta di tavole bianche… Sì, è vero.Siamo in parte condizionati dai nostri genitori, seppure ci siano esempi di famiglie poverissime, di delinquenti persino, i cui figli crescono e divengono però tutt’altro …Anche qui tutto dipende dalle scelte che si intraprendono, da quale strada si prende durante il passaggio all’età matura. Se si imbocca la via sbagliata, si sarà attori di quel che non va bene mentre, viceversa, si cambia radicalmente condotta se si apre la porta giusta – non bisogna ovvero incolpare soltanto mamma e papà sebbene, da genitore, so che ho delle colpe per quello che sta facendo mia figlia di 33 anni. Ad ogni modo, scrivilo pure a caratteri cubitali nell’articolo, IO ODIO I BUONISTI perché sono gente falsa!!! Quando uno fa qualcosa di sbagliato è necessario dirlo, e la sberletta che c’era un tempo è un peccato che non ci sia più in quanto era efficace come lo era lo sguardo “cattivo” del genitore. Adesso è diffusa la mentalità di lasciar giocare i bambini col cellulare e non esiste dialogo tant’è che il rispetto si è perso, e chi non ha rispetto dei genitori non lo ha neppure del Pianeta (e non lo ha per alcuna altra cosa o persona) …Madri e padri hanno, senza dubbio, un ruolo basilare nell’educare (…).

Giulia Quaranta Provenzano