Luigi Luisen Malabrocca, un simbolo della resilienza, molto importante specie in questi tempi in cui stiamo uscendo dall’emergenza Coronavirus e può essere preso ad esempio perché sapeva risorgere ed uscire dalla situazioni più difficili.

Questo in sintesi si è detto ieri, lunedì 22 giugno, dinnanzi al Municipio di Tortona, dove si è svolta una commemorazione in ricordo dei cento anni dalla nascita del campione di ciclismo Luigi Malabrocca, nato in città il 22 giugno 1920.


Alla manifestazione, che ha inaugurato i due banner commemorativi allestiti all’ingresso del Comune e sulla torre di piazza Arzano, di fronte a Palazzo Guidobono, hanno partecipato il Sindaco Federico Chiodi, il Presidente del Consiglio comunale Giovanni Ferrari Cuniolo che presiede anche il Veloceclub Tortonese, il Sindaco di Castellania, paese natale di Fausto Coppi, Sergio Vallenzona, e una rappresentanza de “La Mitica ciclostorica”, in bici e tenuta d’epoca, fra cui il presidente Pietro Cordelli e Serena Malabrocca, nipote di Luigi.

Chi era lo potete leggere a fine articolo, ma tante sono state le lodi dei relatoridella manifestazione.

“Era un ciclista di altissimo livello – ha detto il Sindaco Federico Chiodi – anche se è arrivato ultimo per ben due volte al Giro d’Italia, vincendo la maglia nera, ma anche questa non è un’impresa facile. La sua è una di quelle storie che hanno fatto grande il ciclismo perché sapeva trasformare una sconfitta in una vittoria e in un momento come questo dove stiamo uscendo dall’emergenza Coronavirus, può essere un esempio perché ci sprona a tornare a vincere.”

“La nostra zona – ha detto il presidente del Consiglio Comunale di Tortona Giovanni Ferrari Cuniolo pronipote di quel Cuniolo che è stato uno dei primi campioni del ciclismo – è stata quella che ha prodotto tanti campioni all’inizio del secolo scorso e Luigi Malabrocca entra di buon grado fra questi campioni anche perché oltre ad essere maglia nera per due volte al Giro ha vinto anche 38 diverse altre corse “

“Mio nonno Luigi Malabrocca – ha detto la nipote Serena visibilmente emozionata – può diventare un simbolo della resilienza e dell’Italia che si sta risvegliando, sono molto contenta di essere qui e di ricordarlo.”

I presenti
La Nipote Serena
Il pubblico presente

Chi era Luigi Malabrocca

Cento anni fa nasceva a Tortona Luigi Malabrocca: il campione in Maglia Nera.

Ciclista professionista e gregario ha corso con i grandi dell’epoca, Coppi e Bartali, e, pur avendo “buone gambe”, fece la scelta di arrivare ultimo, divenendo famoso per la caparbietà che riponeva nella ricerca di espedienti e sotterfugi per ritardare il suo arrivo al traguardo, sempre al limite del tempo massimo.

Questa sua personale interpretazione della gara ciclistica (copiata successivamente da altri) ha creato il mito: da “Luisin” in poi l’ultimo è divenuto famoso come il vincitore. La sua notorietà all’epoca era tale che per lui fu istituita la “Maglia Nera”, che da quel momento è diventata sinonimo di ultimo ma non di perdente.

Malabrocca, detto anche “il cinese” per via degli occhi a mandorla, era un ragazzo sveglio ed un buon corridore: in carriera ha vinto 138 corse, di cui 15 da professionista tra cui: Parigi-Nantes 1947, Coppa Agostoni 1948, Giro di Croazia e Slovenia 1949. È stato due volte campione italiano di ciclocross (1951 e 1953). Quando, arrivando casualmente ultimo in una gara, scopre la possibilità di portare a casa tutti i regali (animali da cortile, olio, vino, alimentari in genere, mance in denaro e altro)  che gli spettatori e gli sponsor, per solidarietà, gli offrono, comprende che la grande fatica – e a quel tempo era veramente tanta per via del fondo stradale, delle biciclette pesanti, dei campioni con i quali doveva battersi, etc. – per ottenere il premio di un traguardo volante poteva anche essere ulteriormente “gratificata” dall’ultimo posto in classifica. Lui, atleta gregario, a cui spesso la vittoria finale era negata per contratto, da quel momento profonde tutte le sue energie nel cercare fienili, pozzi, fossi e anche cantine dove nascondersi per arrivare ultimo, non venendo comunque mai meno ai suoi compiti di gregario e di sprinter.

Oggi, ai tempi in cui è d’obbligo essere “vincenti”, nella vita ancor più che nello sport, una figura come quella di “Luisin” ci induce ad una melanconica riflessione sul valore vero dello sport e ne fa un simpatico interprete del motto di De Coubertin: l’importante è partecipare, meglio se in modo davvero originale.

Tortona e il tortonese, terra d’origine di grandi campioni del ciclismo, ricorda con affetto e commozione questo antitetico mito nel centenario della sua nascita: ciclista di razza, campione di fatto, ultimo per scelta.