Quello che pubblichiamo di seguito è lo scritto di un lettore che lancia un appello a tutti i tortonesi, oltre che alle istituzioni affinché comprendano l’importanza dell’ospedale di Tortona, non lo lascino a se stesso e cerchino di migliorarlo sempre di più.

Egregio Direttore


la malattia di mio padre, il suo calvario, mi hanno proiettato nelle problematiche della sanità italiana e locale e sulle conseguenze che esse producono sui pazienti e le loro famiglie.

Mio padre nel corso del 2019 è stato ricoverato prima al Policlinico San Matteo di Pavia, successivamente in cardiologia ad Alessandria ed infine nel reparto di medicina 2 dell’ospedale di Tortona.

Senza nulla togliere alle strutture ospedaliere pavesi ed alessandrine,sicuramente di prim’ ordine, con medici e personale infermieristico assolutamente qualificato (ci mancherebbe altro visto che nel primo caso trattasi di struttura di rilevanza Universitaria), vorrei evidenziare l’importanza dell’ospedale di Tortona per i tortonesi e per tutti coloro che vivono nelle valli circostanti.

In questi anni di fronte alle notizie più volte annunciate della soppressione o forte limitazione della struttura ospedaliera tortonese, ho notato un allarmante silenzio da parte della popolazione che non so se addebitare alla rassegnazione o alla mancata percezione della sua reale importanza.

Il malato è forse sempre più visto come una “macchina” da riparare e non come un essere “umano” da guarire nel suo insieme (secondo una concezione olistica dell’uomo). Forse è questa la ragione dell’affidamento diffuso nella popolazione a strutture più blasonate, dove ti “aggiustano” un problema specifico e dove però molte volte non si prendono neppure in considerazione altre patologie concomitanti più o meno gravi, lasciando all’infermo la scelta sul percorso di guarigione da intraprendere.

Solo che l’essere umano non è una macchina e ha bisogno di cure anche dopo (o prima) un intervento e certe volte questo non basta e ci vuole ben altro per andare incontro alla guarigione

A mio modesto avviso è che anche in questi casi usufruire di una struttura ospedaliera pubblica locale può avere la sua importanza, aiutando i malati e i loro familiari a gestire situazioni critiche e complesse. Alcune volte si cerca l’eccellenza delle cure lontano, ma non si guarda vicino a casa dove magari lavorano medici ed infermieri dotati di grande capacità professionale e cosa che troppo spesso viene dimenticata, di “umanità”.

Proprio queste sono le qualità che ho trovato nel reparto di medicina 2 di Tortona, un reparto moderno, pulito, con personale infermieristico e medico qualificato, attento e disponibile nei confronti del malato e dei suoi familiari. Devo anche aggiungere un aspetto di non poco conto e cioè in moltissimi casi la breve distanza tra ospedale e abitazione del malato/familiari permette di accedere agevolmente al reparto, specialmente quando emerge la necessità quotidiana da parte dei familiari di star vicino ai propri cari per sostenerli nel percorso della malattia.

Concludendo, si possono fare mille altre considerazioni sulla necessità di avere una struttura pubblica locale, su cui oltretutto si è investito e speso molto per renderlo moderno (mi riferisco ad esempio alle strutture murarie e alle nuove tecnologie introdotte).

Quello che nessuno capisce è la volontà politica (o la sua miopia o altro che non saprei definire) che ha deciso di spostare gli equilibri a favore di altri complessi ospedalieri visivamente obsoleti anziché utilizzare una struttura moderna già esistente (ma questa è un’altra storia..….).

Cordiali saluti

Marcello Scotti