Abbiamo camminato in queste domeniche di quaresima lungo un itinerario penitenziale: siamo stati con Gesù nel deserto per sconfiggere la tentazione dell’incredulità; siamo saliti sul monte della trasfigurazione per imparare ad ascoltare il Figlio amato; forti della pazienza di Dio verso di noi, che siamo come il fico sterile, abbiamo scelto la via della conversione per non perire; siamo stati abbracciati dal Padre misericordioso che ci ha restituito la dignità di figli; abbiamo accolto una parola di verità su di noi, che non siamo senza peccato, e una parola di perdono, che rende possibile una vita nuova.

Ora abbiamo di fronte la meta del nostro cammino: la celebrazione della Pasqua, l’evento della nostra riconciliazione. Il peccato ha infranto l’alleanza e ha portato la divisione in noi stessi e tra di noi.


Ma Dio instancabilmente ha continuato ad offrirci la sua alleanza fino a quando, nella croce del suo Figlio, ha voluto realizzarla in modo definitivo perché, riconciliati con lui, potessimo sperimentare la riconciliazione con noi stessi e con gli altri.

E questo non in un vago desiderio della nostra mente o in una presunta determinazione della nostra volontà ma come intervento di Dio nella nostra vita, come esperienza che coinvolge la nostra esistenza: ogni anno si compie questo mistero nella celebrazione della Pasqua, davanti alla quale non possiamo essere solo spettatori.

Dopo essere entrati con lui a Gerusalemme, siamo chiamati, nei giorni del sacro triduo, a stare con lui nella sua ultima cena; ad accogliere l’enormità del dono del suo Corpo e del suo Sangue; ad adorare la sua Croce, strumento della nostra salvezza, prezzo del nostro riscatto; a lasciarci raggiungere negli abissi dei nostri sepolcri, dove sperimentiamo in molti modi la morte. Ed è proprio qui che ci coinvolge la potenza della sua risurrezione, in forza del suo amore per il Padre, che risplende nella sua obbedienza fino alla morte, e del suo amore per noi, che si rivela nella perfetta solidarietà con la nostra morte. L’amore è più forte della morte.

La riconciliazione con Dio ha delle conseguenze. 
La prima è la riconciliazione con se stessi che non è il frutto di un percorso di accettazione di sé ma è l’effetto di chi si sente amato. 
La seconda è la riconciliazione con i fratelli che non è il risultato di uno sforzo umano ma il dono della comunione.

Nel nostro cammino di Chiesa altro non siamo chiamati a vivere: immersi dentro la sua Pasqua per la grazia del battesimo, diventiamo figli nel Figlio e fratelli tra di noi. Afferrati dalla sua risurrezione nel sigillo dello Spirito, ci nutriamo del suo Corpo per costruire ogni giorno la comunità, forma visibile della nostra comunione.

La Pasqua fa nuove tutte le cose. 
L’augurio che rivolgo a tutti è di lasciarci rinnovare dalla potenza del suo amore, sia come singoli sia come comunità.

Non c’è novità senza cambiamento: il nostro impegno quaresimale di conversione diventa nel tempo di Pasqua la gioia della vita nuova.

Vittorio Viola – Vescovo di Tortona