pranzo mangia - QBen 140 milioni di euro in più negli ultimi due anni per pasti, telefonate, lavanderia e ovviamente rifiuti, perché più si mangia, maggiori sono le spese.

Così mentre i nostri politici tagliano i servizi all’ospedale di Tortona chiudendo il Dea, trasferendo il Punto nascite e in futuro anche la Pediatria e molti altri reparti, l’Agenas rileva che la spesa per altri “servizi” è lievitata.

Sono i dati resi pubblici dall’agenzia per la salute che collabora con il Ministero, e scoperti da Annamaria Agosti, molto brava nello scandagliare il web alla ricerca di tutte quelle magagne che spesso non si vedono.

**************************************************************************************************************************

Egregio Direttore,

Sull’altare della spending review, Tortona ha già visto immolare il proprio Tribunale (tra i più efficienti della provincia), ed ora lo stesso scenario pare prospettarsi anche per l’ospedale. Dopo le lacrime e sangue, arrivano quindi tagli e chiusure. Ma questi strumenti saranno davvero efficaci, per risanare il bilancio regionale, alla voce “sanità”?

Forse la più solenne bocciatura alla strategia dei tagli lineari imposti dal governo Monti è arrivata proprio pochi giorni fa da parte di Francesco Bevere, direttore generale dell’Agenas, nel suo editoriale sulla rivista “Monitor”.

Nell’ultimo numero, interamente dedicato al tema di revisione della spesa, colui che è succeduto a Moirano nella guida dell’Ente analizza l’andamento dei costi in questi ultimi due anni, dopo le misure adottate per il contenimento della spesa su beni e servizi non sanitari quali lavanderia, mense, riscaldamento, rifiuti e utenze telefoniche, insomma, le principali voci di costo falcidiate dai tagli previsti dalla legge 135 del 2012. (cd “Spending review”)

Ebbene, secondo quanto dichiara l’Agenas (che, ricordiamolo, è un Ente che svolge funzioni di supporto al Ministero della Salute ed alle Regioni per le strategie di sviluppo e innovazione del Servizio sanitario nazionale), queste sforbiciate «non hanno raggiunto i risultati sperati: la spesa per i beni e i servizi non sanitari cresce, contrariamente a quanto previsto dalla legge, complessivamente di oltre 140 milioni di euro nel 2013 rispetto al 2011. Ciò è dovuto – analizza Bevere – in parte alla natura stessa dei tagli lineari che vanno a incidere in maniera indifferenziata sia sui buoni amministratori sia sui dissipatori e, in parte, alla limitata rappresentatività dei prezzi di riferimento applicati»

«Si immagini a titolo esemplificativo un’azienda ospedaliera che abbia ridotto al minimo il prezzo del pasto e che abbia una durata delle degenze superiore alla media; così facendo l’azienda erogherebbe pasti ‘inutili’ a pazienti che potrebbero essere già dimessi. Bisogna – avverte l’Agenas – tenere conto dell’intero processo della spesa, compresi i suoi effetti richiedendo una valutazione accurata del fenomeno in esame, considerando ogni fase dello stesso». (1)

Annamaria Agosti



 (1) Monitor AGENAS n.37 http://tinyurl.com/kpldu54

10 febbraio 2015

mangia pranzo - G