GiuseppePellizzaGiuseppe Pellizza da Volpedo è il tortonese per eccellenza a saper trattare il colore La sua pittura è tipica della corrente divisionistica della quale è divenuto uno dei massimi rappresentanti sotto l’influenza del momento sociale di quel tempo ben espressa ne Quarto Stato ritenuto il suo capolavoro

La famiglia Pellizza è formata da modesti agricoltori, vivono nel piccolo centro di Volpedo ove nasce Giuseppe nel 1868.

I genitori lo inviano a Castelnuovo Scrivia laddove frequenta la scuola tecnica, il giovane dimostra ambizioni contrarie al corso di studi intrapreso, colte dalla sensibilità delle persone a lui vicine, pertanto gli è concessa l’iscrizione all’Accademia di Brera a Milano, senza pochi sacrifici per i suoi congiunti.

Proprio qui espone, per la prima volta, i lavori usciti dalla sua tavolozza; in seguito è accolto, per un breve periodo, dall’Accademia di San Luca a Roma, un’occasione per guardare, da vicino, gli affreschi di Raffaello, Michelangelo, tant’altri artisti, pietre miliari del mondo figurativo d’ogni epoca.

Giuseppe è a Firenze, conosce Giovani Fattori, Plinio Novellini, nomi importanti dell’arte figurativa i quali lo orientano nel divisionismo, una corrente artistica sorta in Francia attorno alla metà del 1880 i cui adepti impiegano colori puri, giustapposti in pennellate minute, come s’esprime l’Enciclopedia dell’Arte, edita da De Agostani, nel definire il termine.

La bellezza del paesaggio attorniato dalle colline, dalla vegetazione toscana lo attrae, è quasi un invito ad indirizzare la pittura verso questa magnifica espressione della natura, la studia, s’esercita, prepara bozzetti, tanto da riportarla in tanti quadri.

L’Accademia Carrara di Bergamo, lo accoglie fra gli iscritti, un momento in cui  perfeziona il suo estro con un altro alessandrino, Cesare Tallone il quale lo indirizza al ritratto, un confronto nuovo per raffigurare i volti più conosciuti, ad iniziare dagli amati genitori.

Giuseppe parte per Parigi, visita l’Esposizione Universale attratto dagli argomenti sociali di quel momento, colti in tanti suoi dipinti.

I lavori appaiono alla prima Triennale di Brera a Milano, quindi sono a Genova dove, accanto agli altri, emerge il dipinto Mammine, parecchio ammirato all’Esposizione Colombiana.

Il matrimonio con la sua Teresa, avviene nel 1892, la sua musa ispiratrice, modella delle sue migliori opere; con lei inizia il periodo in cui Giuseppe s’avvicina ai lavori di Angelo Morbelli, Giovanni Segantini, Gaetano Previati ed altri, un momento in cui la sua pittura si sofferma definitivamente sul divisionismo, quella corrente artistica nel cui ambito la sua presenza sarà la figura centrale, con raffigurazioni ragguardevoli del livello di: Sul fienile, Speranze deluse, ecc… a cui si aggiungono altre pitture d’ispirazione sociale, improntate da un profondo sentimento poetico.

Giuseppe, rientrato nella sua Volpedo, ha rapporti con i migliori artisti del suo tempo, legge parecchio, ha momenti di discussione intensa, soprattutto epistolare, in merito alle teorie dei cromatismi; esistono commenti sui eventi, studia gli scritti di  Engels, Marx, ecc.. attraverso le quali il suo animo si apre verso il capolavoro Quarto Stato, esposto a palazzo Marino di Milano, nel 1901.

I suoi dipinti sono apprezzati, lo spirito di Giuseppe declina proprio in questo momento di gloria per la perdita della sua Sposa Teresina, del figlio ultimogenito, tanto da sopprimere l’esistenza nello studio, nemmeno fermato dalle sue opere, fra i suoi pennelli, i suoi colori, la sua tavolozza …., privo dell’amata sposa d’una vita,

                                                                           Franco Montaldo  


10 gennaio 2016

Lo studio del pittore

Lo studio del pittore